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Come Ceramica Mediterranea, nella nostra mission, vogliamo diffondere le caratteristiche peculiari della nostra produzione:

  • km0
  • materie prime locali
  • produzione sostenibile
  • capitale umano del territorio

Non possiamo perciò esimerci dal raccontare uno dei momenti più magici e intrisi di tradizione e favola dell’anno: il periodo natalizio.

La Sardegna è una grande terra, che racchiude in se tantissime storie e tradizioni quante sono le province e le influenze culturali che hanno impregnato, nel corso dei secoli, gli abitanti sardi.

INDICE

  • Il calendario sardo
  • Sa notte ’e xena
  • A Paschixedda o Pasca de Nadale
  • Tradizioni culinarie sarde per periodo natalizio
  • Il capodanno
  • Sa pasca de is tres Reis (Epifania)

Il calendario sardo

Il calendario sardo, di derivazione bizantina, era legato alle tempistiche di lavorazione dei campi e non cominciava con il mese di gennaio, ma con quello di settembre che è detto appunto “capudanni”.

A seguire ottobre “mesi de ladamini” (mese del letame, concime), novembre “mesi se is mortus”, ed ecco arrivare al riferimento natalizio con dicembre che veniva chiamato “mes’e idas, nadale, paschixedda (piccola pasqua, un altro modo per intendere le festività natalizia, ritenuta di importanza inferiore alla “pasca manna”, la pasqua grande, ossia la Pasqua di Resurrezione). In Campidano è presente anche la forma Mes”e Paschixedda.

Poi gennaio “bennarzu”, febbraio “friaxiu”, marzo “marzu”, aprile “abrili”, maggio “maiu”, giugno “lampadas” (il 24 giugno si accendono i fuochi rituali di San Giovanni), luglio “treulas”, agosto “austu”.

Sa notte ‘e xena – La vigilia di Natale sarda

Sa notte ‘e xena, la notte della cena.
Il primo giorno festivo del periodo natalizio coincide con la vigilia.
In passato i pastori scendevano dai ricoveri di montagna o rientravano dalla transumanza, per trascorrere le festività con le proprie famiglie.

Le mura domestiche e il focolare diventavano, quindi, il fulcro delle festività natalizie. Intorno al caminetto si condivideva il buon cibo, gli anziani raccontavano storie e leggende ai più piccoli che si dilettavano anche nel gioco della Sa Murra, Su Barralliccu (una sorta di trottola) Sa Tombùla (la tombola).

La sera del 24 Dicembre il fuoco del caminetto veniva attizzato con un ceppo di legno precedentemente conservato per l’occasione, detto “su truncu e’xena”, che doveva restare acceso per tutte le feste, fino all’Epifania.
Il fuoco doveva ardere di continuo, e la famiglia doveva impegnarsi a tenerlo sempre acceso, nella convinzione che questa pratica rituale avrebbe portato fortuna economica e salute alla famiglia.

Le famiglie più povere, che non potevano permettersi lauti pasti, venivano aiutati dalla comunità, che in questi giorni offriva la cosiddetta “mandada”: una scorta di cibo che consisteva in salsiccia, formaggio e dolci.

Tipica casa sarda campidanese. Foto Casa Steri

A Paschixedda o Pasca de Nadale

A mezzanotte, quando le campane delle chiese suonavano la mezzanotte, le famiglie si recavano a “sa Miss’e puddu”, ovvero la messa annunciata dal primo canto del gallo, che probabilmente conserva connessioni con la “Missa del gall” di origine catalana.

Dalle storie tipiche di molti paesi del Campidano di Cagliari, si evince una credenza la quale vuole che i nati la notte di Natale avessero la particolarità di non perdere denti e capelli durante la vita e di mantenere il corpo incorrotto anche dopo la morte (“chini nascidi sa nott’è xena non purdiada asut’è terra”). Nel Logudoro invece si riteneva che coloro che nascevano in quella notte, potessero preservare dalle disgrazie sette case del vicinato.

La notte di Natale era avvolta anche da tradizioni popolari tutt’altro che religiose, le donne che praticavano la divinazione e la magia bianca ( “bruxas” o “deinas”) quando sentivano approssimarsi la loro fine, preparavano alla successione un’altra persona di fiducia per trasmetterle conoscenza e poteri e di norma questo passaggio si effettuava soltanto nel periodo che intercorre tra Natale e l’Epifania.

Il giorno di Natale era ed è una festa che si trascorre solitamente in famiglia, davanti ad una tavola imbandita.

Tradizioni culinarie sarde per periodo natalizio

Non c’è un menu tipico delle feste natalizie sarde. I piatti variano in base alla localizzazione geografica: c’è chi consuma più pesce, perché vive sulla costa o chi predilige un menu di carne perché vive nell’entroterra.

Ci sono, però, alcune pietanze tradizionali natalizie diffuse in tutta la Sardegna:

  • Porcetto o porchetto: un maialino da latte cotto allo spiedo per diverse ore e aromatizzato con mirto e spezie.
  • Agnello, solitamente servito in umido o arrosto.
  • Bottarga (di muggine o di tonno), usata come condimento della pasta.
  • Cullurgiones, tipici ravioli con ripieni personalizzati in base alla provincia sarda di appartenenza.
  • I pani sardi natalizi. Ogni provincia o città ha il suo pane tipico:
    • Sa Tunda: pane tipico di Teulada e Comuni limitrofi realizzato con semola di Grano duro;
    • Su Bacchiddu ‘e deu: pani di forma allungata con elementi vescovili, tipici del Sassarese;
    • Su Accèddhupagnotta tipica della zona dell’Ogliastra, a forma di bambinello.
    • Pane carasau e guttiau.
  • Pabassinas, dolci di pasta frolla con uva passa, mandorle, noci, scorza di limone grattugiata e miele.
  • Su Pan’e Saba, simile ai pabassinas, impastato con la saba (mosto d’uva cotto) e frutta secca

Il capodanno

Grazia Deledda, notissima scrittrice sarda e premio nobel per la letteratura nel 1926, racconta con dovizia di particolari, una tradizione della notte di capodanno (tipica sopratutto in Barbagia), nel suo racconto “l’Ospite”.

È un’usanza sarda dell’ultima notte dell’anno. Si mettono dentro l’acqua due granelli d’orzo e si smuove un po’ il liquido elemento per farli camminare. I chicchi d’orzo rappresentano due innamorati, a cui talvolta si aggiunge un terzo, uomo o donna, che rende più interessante le avventure della strana navigazione…

I due granelli facevano delle pazze giravolte: si allontanavano, si avvicinavano, tornavano a dividersi; ma infine ripresero il corso normale. E lei tornò a fuggire; un momento si arrestò, attese, e parve aver un colloquio con lui, a rispettosa distanza; poi scappò di nuovo…

Il brano racconta della tradizione che vuole, in questo gioco di mulinelli d’acqua e chicchi di riso, prevedere il futuro di una giovane coppia o di una famiglia.

Un’altra tradizione è legata alla prima persona che si incontra al mattino del primo dell’anno: se si incontrava un uomo o una donna con una gobba, significava che si sarebbe stati molto fortunati durante l’anno. Generalmente, incontrare un uomo come prima persona era segno positivo rispetto all’incontro con una donna.

Sa pasca de is tres Reis (Epifania)

Anche la festività dell’Epifania, in Sardegna è impregnata di tradizioni religiose e popolari.

La notte tra il 5 e il 6 gennaio, non si aspettava l’arrivo della Befana, bensì dei Re Magi, che avrebbero portato in dono al nascituro Gesù, oro, incenso e mirra.

Il nome sardo è simile a quello che i catalani utilizzano per i Re Magi, “els tres Reis”, ed è proprio in Catalogna che ancora oggi ci si scambiano dei doni speciali nella notte dell’Epifania.

In alcune località sarde, si è soliti preparare un dolce nel quale si mescolavano una fava, un cece ed un fagiolo. Una volta cotto l’impasto e servito in tavola, chiunque fosse riuscito a trovare uno dei tre legumi nella propria fetta sarebbe stato fortunato per tutto l’anno.

Un’altra tradizione era quella di preparare delle focacce decorate in diversi modi (a seconda della zona cambiano il nome e l’aspetto) e spezzarle, il giorno dell’Epifania, sul capo del bambino più piccolo della famiglia, in segno propiziatorio e di passaggio dal vecchio al nuovo.

Il dolce dei tre Re in una foto del blog Kòendi di Claudia Zedda.

La Sardegna è una terra meravigliosa e noi siamo fieri ed orgogliosi di diffonderne tradizioni, competenze e produzioni uniche.

Bona pascas de Nadale e bonas festas a tutti
da Ceramica Mediterranea!

Erminia Fazzolari

Author Erminia Fazzolari

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